NUOVI E PIU' AVANZATI SCENARI PER IL MONDO MILITARE - di Vincenzo Vacca

mercoledì 30 novembre -1

Come noto, e soprattutto alle persone che consultano il nostro sito, la Corte Costituzionale ha annunciato pubblicamente con un comunicato stampa la sua intenzione di emettere una sentenza di parziale accoglimento della richiesta di abrogazione del divieto a carico dei militari di poter costituire tra loro associazioni a scopo sindacale.

Per le Forze Armate e per i Corpo di Polizia a ordinamento militare è certamente una radicale innovazione. Cambierà completamente le relazioni all’interno dei Corpi militari e tra quest’ultimi e la società civile. Occorre dire, però, che nella storia della Repubblica italiana, le leggi che hanno influito positivamente all’evoluzione del Paese sono state frutto non solo di una richiesta diffusa da parte dei cittadini, ma anche di un portato di una elaborazione collettiva alla quale hanno contribuito sindacati, partiti, associazioni, intellettuali,etc..

Se si pensa a quella insuperabile e insuperata stagione riformista che è stato il decennio ’70 italiano che è iniziata con la legge sullo statuto dei lavoratori e che è terminata con la legge che ha smilitarizzato e sindacalizzato la Polizia, si rimane basiti rispetto le attuali piccinerie.

Tutte le leggi emanate in quel periodo e, quindi, anche l’ultima menzionata hanno visto il concorso di soggetti vari e non solo dei diretti interessati, cioè i poliziotti.

Pertanto, stiamo parlando non di leggi calate dall’alto, ma nuove e radicali innovazioni normative riflettenti un partecipato percorso collettivo. Questo fenomeno sociale e politico dava vigore alla legge che rappresentava una sorta di coronamento definitivo di un sentire diffuso.

Invece, la richiesta di garantire diritti associativi e sindacali ai militari negli ultimi decenni ha visto un sostanziale isolamento nei confronti dei militari proponenti, ad eccezione della CGIL che ha sempre sostenuto la richiesta in argomento.

 

La prima assente è stata la politica (mai come in questo caso con la p minuscola)e, duole dirlo, anche da quegli esponenti politici che potremmo considerare gli eredi dei grandi partiti che appoggiarono convintamente i poliziotti che si batterono per la riforma della Polizia.

Le altre categorie dei lavoratori, giustamente preoccupate del loro futuro occupazionale, sostanzialmente sconoscono la tematica dei diritti ai militari o, quanto meno, non è tra i primi obiettivi.

Per ottenere i diritti in questione, a fronte del silenzio e al diniego del legislatore, si è stati costretti ad adire alla Corte Costituzionale ovvero è stato necessario ricorrere, in uno Stato democratico, ai principi di fondo del costituzionalismo moderno.

Il sostegno e la mobilitazione che si è verificata da parte della società civile, intesa nel senso più ampio possibile, per ottenere la riforma della Polizia, non c’è stata per quanto riguarda la richiesta di sindacalizzazione del resto degli apparati di sicurezza. Questo non ha consentito di evidenziare nel modo appropriato, in ordine al rapporto con tutto il mondo del lavoro, la necessità democratica che fa da cornice ai diritti sindacali per i militari.

Per motivi di spazio, non possiamo approfondire la questione, al momento, ci limitiamo a farla evincere.

Anche per queste considerazioni, tutti i soggetti che vorranno impegnarsi per svolgere attività sindacali nelle strutture militari, con i vincoli che saranno previsti, sconteranno questa mancata riflessione collettiva e dovranno provare a porre rimedio a questa mancanza per evitare facili corporativismi.

Ficiesse, invece, tenuto conto della sua particolare storia, ha già gli strumenti culturali e associativi tali da pensare a una associazione sindacale non inficiata da un infantilismo rivendicativo. Nel senso che, pur avendo come obiettivo, sebbene non esclusivo, la tutela del di tutto il personale della Guardai di Finanza, Ficiesse custodirà quell’idea di base di sindacato intesa come contributo a far raggiungere meglio gli obiettivi Istituzionali del Corpo.

Un binomio inscindibile è diritto e responsabilità. Un diritto acquisito non può non basarsi sul senso di responsabilità del lavoratore in divisa, la cui missione è essere al servizio del cittadino.

Su questi temi, avremo modo di tornare e provare ad approfondire.

 

Vincenzo Vacca

(Segr. Naz.leFiciesse).


Tua email:   Invia a: