APPROVATA LA (PESSIMA) LEGGE SUI SINDACATI MILITARI (da huffingtonpost)

giovedì 28 aprile 2022

Ma non sarà certo qualche restrizione anacronistica a fermare il “treno” sindacale e quando prenderà velocità, poco o nulla sarà più come prima: ecco perché il mio consiglio è, e sempre sarà, quello di “accompagnare” il cambiamento, invece di contrastarlo

Verrebbe da dire: “finalmente è stata approvata la legge sulle associazioni sindacali militari!”, ma a ben vedere c’è poco da stare allegri! Vediamo insieme il perché.

Ho già scritto, su questo blog, sulla poca incisività di questa legge (PdL 875-B), appena approvata dal Parlamento (in seconda lettura alla Camera dei Deputati), dopo un non breve e facile percorso, e devo confermare che all’iniziale forzatura del legislatore per presentare una proposta che “non facesse storcere il naso” agli Stati Maggiori, poca o nulla è stato aggiunto se non adeguamenti giuridico normativi che, qualora non introdotti, ne avrebbero minato l’applicabilità.

Infatti, una delle maggiori anomalie di questa legge è che non tiene per niente conto del fatto che le organizzazioni sindacali militari dovranno necessariamente confrontarsi con quelle delle polizie civili, le quali hanno già un lungo percorso alle proprie spalle e invece di mutuarne istituti ed organizzazione, si è proceduto sulla differenziazione in virtù della militarità (come se l’Ordine e la Sicurezza Pubblica fosse minate dai sindacati della Polizia di Stato); nel momento in cui, per esempio, verranno entrambi convocati, sindacati civili e militari, dalla Funzione Pubblica per i rinnovi contrattuali, il rischio concreto di avere una dicotomia nell’ambito del Comparto Sicurezza sarà concreto e pericoloso!

Una delle questioni più ambigue, a mio modo di vedere, è la provisione del preventivo assenso da parte del ministro competente (autorità istituzionale ma anche espressione politica), per la costituzione di un sindacato, il quale deve sottoporre a tale organo il proprio statuto prima di potersi costituire: tale previsione non è contemplata per nessuna altra categoria di lavoratori (nemmeno per le polizie civili) e sinceramente non ne vedo nessuna ragione giuridica, civilistica o regolamentare! Ma vi è di più … perché la nuova legge prevede anche quale organizzazione territoriale dovrebbero avere le “associazioni professionali a carattere sindacale” (guai a scrivere organizzazioni sindacali, come in ogni altro comparto della Repubblica!), prevedendo relazioni sindacali (limitatamente alle materie previste e “senza natura negoziale”) solo a livello regionale: la poca conoscenza delle materie sindacali da parte del legislatore (o la forte pressione degli Stati Maggiori, a seconda dei punti di vista) è evidente anche in questi semplici passaggi!

Così come l’obbligo di pubblicare i propri rendiconti rendendoli visibili a tutti, unico esempio nel panorama sindacale italiano, dimenticando che le organizzazioni sindacali nascenti sono organismi (come gli altri sindacati e come i partiti politici) che rientrano nel diritto privatistico, già definito da tempo nell’ordinamento giuridico! Se poi si pensa che tale obbligo venga posto da amministrazioni come quelle militari che per anni hanno accettato le Rappresentanze Militari (alle quali la legge “regala” ulteriori mesi di ingiustificata sopravvivenza) al non poco costo di oltre 4 milioni di euro l’anno, si comprende ancora meglio l’anomalia appena approvata!

È latente, ma poi neanche tanto, il tentativo di assoggettare l’attività sindacale, e i suoi rappresentanti, alla potestà delle amministrazioni militari, altrimenti perché non prevedere la possibilità di partecipazione di personale in quiescenza (meno “controllabile”)? Cosa dire, poi, del calcolo per la rappresentatività che, a differenza di tutte le altre pubbliche amministrazioni, viene effettuato sulla forza effettiva e non sul personale sindacalizzato? Palese, anche qui, il tentativo di utilizzare il “buon vecchio metodo” della punibilità (o della sua minaccia, parimenti e ordinariamente utilizzati in ambito militare), per assoggettare soprattutto quei sindacati e quei sindacalisti poco “affini” allo stile militare!

Ma non sarà certo una pessima legge o qualche restrizione anacronistica a fermare il “treno” sindacale e quando prenderà velocità, poco o nulla sarà più come prima: ecco perché il mio consiglio è, e sempre sarà, quello di “accompagnare” il cambiamento, invece di contrastarlo!

 

 

Fonte: Https://www.huffingtonpost.it/blog/2022/04/21/news/approvata_la_pessima_legge_sui_sindacati_militari_ma_siamo_solo_all_inizio-9229103/

 

 

 

 


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