INCONTRO DEL COCER GDF COL MINISTRO TREMONTI, L'ULTIMO PANEGIRICO - di Giuseppe Fortuna

venerdì 24 gennaio 2003

 

Un discorso di elevato profilo, quello tenuto dal Cocer nel primo incontro con capo del dicastero dell'economia.

In apertura, c'è una lode, solo apparentemente retorica, dei pregi e dei meriti della militarità,  la cui essenza consiste, secondo il Cocer, nella anteposizione dei doveri ai diritti, cioè nella particolare enfatizzazione del valore dell'obbedienza e della disciplina.

Ma subito dopo ci sono pressanti inviti a non abusare della cultura del signorsì e a riservare ai finanzieri la stessa attenzione dedicata alle altre forze di polizia e alle agenzie fiscali.

Insomma, ci sembra che il Cocer chieda a questo Governo di non ripetere gli errori dei suoi predecessori, che pensarono di poter risolvere i problemi del Corpo permettendo che fosse ignorata la voce del personale.

Il risultato di quelle decisioni è stato una riforma della struttura e delle carriere che ha già bisogno, a due soli anni dal suo varo, di un radicale ripensamento.

Il Cocer, infatti, dice a chiare lettere che la Guardia di finanza "è in condizioni di inferiorità rispetto alle altre forze di polizia e alle agenzie fiscali" e che "l'approccio non può essere più quello che ispirò la pur recente riorganizzazione".

In realtà, c'entra poco l'esigenza di rivedere la riforma a causa dell'attacco terroristico alle torri newyorkesi. Il fatto è - secondo noi - che la Finanza non può più permettersi cinque livelli di direzione e controllo dove la Polizia di Stato ne ha solo due, non può più permettersi generali di corpo d'armata con un potere immenso sul personale e nessuna responsabilità di gestione, non può più permettersi categorie di personale divise da steccati invalicabili, neanche fossero ghetti, non può più permettersi di far finta di essere efficiente limitandosi a cambiare con un tratto di penna i codici siris di questo o quel servizio.

Ma specialmente, non può più permettersi di mortificare i diritti dei suoi uomini e delle sue donne. E pretendere che non manifestino liberamente il loro pensiero, non si confrontino con la società civile, non possano costituire e neppure aderire ad associazioni di cittadini.

Siamo fiduciosi che Tremonti abbia colto il senso delle richieste, che si adopererà per dare risposte e che ascolterà di nuovo i rappresentanti dei finanzieri.

Se così non fosse, se il potere politico continuerà a dimostrarsi sordo, sarà meglio pensare a quale collocazione dare, nel museo storico del Corpo, alle nostre care, vecchie stellette.

 

GIUSEPPE FORTUNA


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