SICUREZZA: PER ORA SI PARLA SOLO DI FORESTALE E POLIZIA MARITTIMA, MA RENZI NON HA ANCORA SVELATO LE SUE VERE INTENZIONI. SI RISCHIANO RIFORME IMPROVVISATE O, PEGGIO, LA PALUDE IMMOBILISTA

martedì 27 gennaio 2015

 

Che il dispositivo di sicurezza sia all’attenzione del Governo lo si sa da tempo (DEF 2014 sezione I pag. 102 e dichiarazioni del premier e di altri esponenti del Governo e della maggioranza); che si stia esaminando l’eventuale accorpamento del Corpo Forestale dello Stato e sulla razionalizzazione del settore ambientale e agro-alimentare è cosa nota (art. 7 del DDL S1577 Madia); che si ragioni sull’ampliamento delle funzioni della Capitaneria di Porto è risaputo (P.D.L. S1157 Battista). La novità degli ultimi giorni è però contenuta nell’emendamento 7.501 presentato da relatore Sen. Pagliari (PD), con riferimento all’articolo 7 del DDL s. 1577 Madia. L’emendamento tenderebbe ad ampliare la delega al Governo anche alla funzione di polizia in mare.

Art. 7.

(Riorganizzazione
dell'amministrazione dello Stato)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per modificare la disciplina della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle agenzie governative nazionali e degli enti pubblici non economici nazionali. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) con riferimento all'amministrazione centrale e a quella periferica: riduzione degli uffici e del personale destinati ad attività strumentali e correlativo rafforzamento degli uffici che erogano prestazioni ai cittadini e alle imprese; possibilità di gestione unitaria dei servizi strumentali, attraverso la costituzione di uffici comuni e previa l'eventuale collocazione delle sedi in edifici comuni o contigui; razionalizzazione delle funzioni di polizia al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e di favorire la gestione associata dei servizi strumentali; riordino delle funzioni di polizia di tutela dell'ambiente e del territorio, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, con riorganizzazione di quelle del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento delle medesime in quelle delle altre Forze di polizia, ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell'ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti;

 

emendamento 7.501

PAGLIARI, relatore

Al comma 1, sostituire la lettera a) con la seguente:

«a) con riferimento all'amministrazione centrale e a quella periferica: riduzione degli uffici e del personale anche dirigenziale destinati ad attività strumentali, fatte salve le esigenze connesse ad eventuali processi di reinternalizzazione di servizi, e correlativo rafforzamento degli uffici che erogano prestazioni ai cittadini e alle imprese; preferenza in ogni caso, salva la dimostrata impossibilità, per la gestione unitaria dei servizi strumentali, attraverso la costituzione di uffici comuni e previa l'eventuale collocazione delle sedi in edifici comuni o contigui; riordino o soppressione degli uffici e organismi in ordine ai quali, anche all'esito della ricognizione di cui all'articolo 17, comma 1, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, risultino disfunzioni organizzative o finanziarie o duplicazioni di funzioni o strutture; riordino dell'Associazione Formez PA mediante ridefinizione dell'organizzazione e delle funzioni, in applicazione dei princìpi di semplificazione, efficienza, contenimento della spesa e riduzione degli organi; razionalizzazione e potenziamento dell'efficacia delle funzioni di polizia anche in funzione di una migliore cooperazione sul territorio al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e di favorire la gestione associata dei servizi strumentali, tenendo conto delle esigenze connesse all'attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56; riordino delle funzioni di polizia di tutela dell'ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, con conseguente riordino dei corpi di polizia provinciale, nonchè con riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo nelle altre Forze di polizia, ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell'ambiente, del territorio, e della sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalità esistenti, delle specialità e dell'unitarietà;».

In altri termini, Governo e Partito Democratico intendono rivedere il Corpo Forestale dello Stato ed anche le funzioni di polizia in mare. Una novità che rischia di acuire la “contesa” tra Marina Militare-Capitaneria di Porto e Guardia di finanza.

Esaminando la relazione tecnica di accompagnamento al Disegno di legge Madia, i dubbi sull’ampiezza della delega legislativa aumentano, in quanto, con riferimento all’art. 7, si legge genericamente: “la revisione dell’assetto dei Corpi di Polizia, ai fini dell’eliminazione delle duplicazioni e del coordinamento delle funzioni”. Tanto che anche la Corte dei Conti, in sede di audizione, con riferimento al citato articolo 7 scrive:  

“Merita approfondimento l’intera materia concernente la rimeditazione dell’assetto e delle funzioni delle Forze di Polizia, in considerazione soprattutto delle implicazioni di carattere ordinamentale in coerenza alle quali vanno definiti i profili organizzativi, sviluppando comunque le potenzialità derivanti da una razionalizzazione territoriale e funzionale intesa ad eliminare duplicazioni e possibili sovrapposizioni.

Ci si riferisce alla parte della delega che prevede la revisione dell’assetto dei Corpi di Polizia, ai fini dell’eliminazione delle duplicazioni e del coordinamento delle funzioni, ed il riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente e del territorio con l’eventuale assorbimento delle funzioni del Corpo forestale dello Stato nelle funzioni di altre Forze di Polizia.”

La partita però sembra solo all’inizio e nessuno (per il momento) è in grado di prevedere come andrà a finire, vuoi perché il Governo (a parte qualche dichiarazione/indiscrezione più o meno smentita) non ha svelato le carte e vuoi perché la questione è legata a doppio filo con le riforme istituzionali (non ha caso nell’emendamento si fa esplicito riferimento alla legge 56/2014[1]), la riforma del pubblico impiego, la riforma dello strumento militare e la riforma della Rappresentanza Militare.

Su queste basi però si corrono due seri rischi:

  • riformare, improvvisando, un settore delicatissimo, senza un adeguato dibattito pubblico e parlamentare e partendo da analisi meramente finanziarie (Rapporto Giarda e Cottarelli), da percezioni più o meno significative (troppe divise), da sommarie comparazioni con altri dispositivi europei;
  • oppure, peggio, non riformare nulla, secondo il noto motto gattopardiano “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

Non si può improvvisare su temi così delicati come la sicurezza e la legalità. Per impiantare una riforma seria e produttiva del settore sicurezza (ne ha bisogno al pari degli altri settori della pubblica amministrazione, anche alla luce nelle nuove minacce terroristiche) è necessario partire da ben altre analisi (per esempio, i dati reali sull’impiego del personale delle varie forze di polizia, distinti per funzione e per territorio), aprendo un dibattito ben più ampio ed organico.

 

 


[1] Disposizioni sulle citta' metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni


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