Sportello ETPL

Lo Sportello ETPL di Ficiesse – dove l’acronimo sta per efficienza, trasparenza, partecipazione e legalità – è un'iniziativa sulla quale l’Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà è impegnata da anni in attuazione dei principi di sussidiarietà, di collaborazione e di cooperazione attiva dei cittadini con le pubbliche istituzioni e che è ripartita con nuovo slancio a seguito dell’introduzione, a decorrere dal 23 dicembre 2016, del nuovissimo istituto dell’accesso civico generalizzato di cui all’attuale versione dell’art. 5, comma 2, del decreto legislativo n. 33 del 2013.

Lo scopo è quello di aiutare le Pubbliche Amministrazioni a migliorare gli standard di trasparenza, efficienza, efficacia, produttività e rispondenza al pubblico interesse delle loro attività e dei loro servizi in ogni singolo territorio del paese.

L’iniziativa è descritta nel "Manuale Etpl del Progetto Italia trasparente", la cui ultima versione (del 22 maggio 2018) si può scaricare DA QUI.

La direzione dello Sportello è affidata all’avvocato Giuseppe Fortuna, del Foro di Roma. Per informazioni o segnalazioni, scrivere a avvocatofortuna@hotmail.it o telefonare ai numeri 06.4742965 e 340.2813453 dalle 16 alle 18 dei giorni feriali.

Riportiamo di seguito la premessa e l'introduzione dell'ultima versione del Manuale.

 

PREMESSA SULLA CONCEZIONE ETPL DEL PROGETTO ITALIA TRASPARENTE

Le pubbliche amministrazioni tendono inevitabilmente all’autoreferenzialità se le leggi di contabilità economica non le obbligano – come ancora avviene in Italia – a misurare e a dar conto ogni anno alla società civile, con report semplici, trasparenti, uniformi e comparabili tra territori, degli esatti “andamenti numerici” di tre dimensioni minime essenziali: 1) le quantità di risorse umane assorbite dalle diverse tipologie di processi di lavoro (impieghi); 2) le specie e quantità di prodotti finali realizzati (output); 3) gli esiti socioeconomici ottenuti (outcome). 

Grazie all’accesso civico generalizzato (Foia), il nuovo istituto operativo dal 23 dicembre 2016, il “Progetto Italia trasparente” dimostra con i suoi gruppi di lavoro che il monitoraggio  anche soltanto parziale di queste intuitive e semplicissime rappresentazioni numeriche, tutte  già presenti nelle banche dati delle nostre pubbliche amministrazioni, avvia processi interni immediati e spontanei di riduzione dei costi improduttivi, di valorizzazione  del merito “sostanziale” e di miglioramento delle performance e del clima interno che riducono e prevengono sia i comportamenti meramente opportunistici, come il semplice far nulla, che quelli del tutto illeciti, come le false timbrature, le raccomandazioni e la corruzione. 

 

INTRODUZIONE

Molte pubbliche amministrazioni sono ancora oggi avvertite come macchine dei misteri, strutture dal funzionamento incomprensibile perfino ai dipendenti che vi lavorano, figuriamoci per chi proviene dall’esterno, come un’organizzazione civica, un’associazione di categoria, un assessore, un sindaco e talvolta perfino un ministro.

Eppure, sono trascorsi ventotto anni dalla legge 241 del 1990, che s’era detto avrebbe trasformato le amministrazioni italiane nelle “case di vetro” sognate un secolo prima da Filippo Turati. E in questo ampio lasso di tempo molte altre norme sono intervenute: per separare funzioni e compiti della politica da quelli della dirigenza, per affiancare un sistema di contabilità economica alla tradizionale contabilità finanziaria, per costituire dipartimenti, autorità, servizi e organismi interni ed esterni di valutazione e controllo, per definire il concetto di “trasparenza totale”.

Coma mai siamo ancora così indietro nella classifiche internazionali della trasparenza, dell’efficienza e anche della prevenzione della corruzione?

A nostro avviso, il motivo sta nell’articolo 18 del decreto legislativo 165 del 2001, il testo unico che detta “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”: >>.

L’articolo 59, però, si limita a richiamare il rispetto delle disposizioni del Ministero dell’Economia e del Dipartimento della Funzione pubblica in tema di controllo finanziario dei costi e quindi, di fatto, quali dimensioni economiche misurare, come misurarle e addirittura “se” misurarle lo decidono in completa autonomia i veritici dirigenziali delle singole amministrazioni.

Insomma, è come se codice civile e discipline ragionieristiche consentissero ai titolari di ciascuna impresa di decidere quali poste considerare elementi positivi ed elementi negativi di reddito, con quali criteri contabili misurarle e addirittura se rappresentarle o non nei bilanci di esercizio annuali.

La conseguenza è l’impossibilità di misurare dall’esterno (ma anche dall’interno, all’aumentare delle dimensioni della struttura) le performance dell’amministrazione, l’impossibilità di comparazioni tra strutture e territori omologhi e l’impossibilità di individuare e prendere i migliori a riferimento per miglioramenti basati su numeri veri, semplici, certi e oggettivi.

Il risultato, mancando nel pubblico la dimensione-incassi (ricavi), è l’autoreferenzialità e le conseguenze collegate: obiettivi meramente descrittivi e comunque parziali, retribuzioni di risultato a pioggia, spending review lineari, tassi crescenti di assenteismo e nullafacenza, raccomandazioni, corruzione. Insomma, non si può premiare il merito se alla parola merito ognuno è lasciato libero di dare i contenuti numerici che vuole.

Da queste osservazioni prendono le mosse i “Sistemi Etpl”, metodologie di misurazione delle gestioni pubbliche che considerano e integrano tra loro quattro prospettive: quelle dell’Efficienza e della Trasparenza delle pubbliche amministrazioni, quella della Partecipazione delle associazioni di cittadini, lavoratori e imprenditori dei attive sui singoli territori e quella della cultura e della pratica della Legalità.

I sistemi Etpl partono da due osservazioni fondamentali. La prima è che, alla stregua di quelle orientate al mercato, le organizzazioni pubbliche si concentrano anch’esse, inevitabilmente, non sugli obiettivi meramente descrittivi ma su quelli espressi in “numeri finiti” da raggiungere entro “tempi certi” rappresentati normalmente dall’anno. La seconda è che tali obiettivi vanno determinati prendendo a riferimento non medie, standard o spending review lineari ma, ogni volta che sia possibile, le prestazioni numeriche migliori già conseguite a livello nazionale, o “prestazioni benchmark”.  

Etpl supera i problemi dell’art. 18/165 facendo rilevare alle pubbliche amministrazioni che ne adottano la logica gli andamenti numerici delle cosidette “dimensioni minime essenziali” rappresentate: dalle quantità di risorse umane impiegate dalle unità organizzative interne nei loro processi di lavoro (i c.d. impieghi); dai prodotti “finali” realizzati e versati ai clienti esterni (i c.d. output); dall’andamento dei fenomeni socioeconomici di competenza istituzionale distinti per territori (i c.d. outcome). Dimensioni chiamate così perché fisiche, e quindi non stimate, semplici, intuitive e presenti in tutte le organizzazioni pubbliche, di qualunque tipo, genere e forma.

Il benchmarking, invece, è una tecnica di comparazione diffusa da anni nel settore privato attraverso la quale: a) vengono individuati i risultati migliori in termini di impieghi, output e andamento degli outcome; b) vengono svolte analisi sulle modalità organizzative e di lavorazione che detti risultati hanno reso possibili; c) vengono fissati per gli anni successivi obiettivi numerici di avvicinamento alle prestazioni benchmark.

Fino a tutto il 2016, le metodologie Etpl potevano essere attuate soltanto su decisione dei dirigenti di vertice attraverso “percorsi dall’alto”, come avvenuto tra il 1996 e il 2004 in una istituzione di grandi dimensioni (la Guardia di Finanza), in una di piccole (l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali) e, per un brevissimo periodo anche presso un Comune di medie dimensioni (Tivoli).

Ma dal 23 dicembre 2016 un nuovo diritto permette di intraprendere anche “percorsi dal basso” per iniziativa di organizzazioni civiche, sindacali e di categoria attive su singoli territori. Stiamo parlando dell’accesso civico generalizzato, la versione italiana del FOIA, il Freedom of information act in vigore negli Stati Uniti dal 1966 e in Svezia addirittura dal ‘700, che permette oggi, a “chiunque”, di ottenere qualunque dato, documento e informazione detenuto da qualunque pubblica amministrazione senza dover neppure specificare i motivi della richiesta e, in caso di rigetto dell’istanza o se la risposta non perviene entro trenta giorni, di rivolgersi al giudice amministrativo. 

A seguito di tale novità, l’Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà - Ficiesse ha deciso di unire le esperienze condotte presso Guardia di Finanza e Garante della privacy con quelle di “negoziazione sociale territoriale” condotte dal Sindacato Pensionati Italiani Spi-Cgil in numerosi comuni, province e regioni avviando i “Gruppi di lavoro” del Progetto Italia trasparente.

Il presente Manuale, strutturato su versioni successive, è diviso in tre parti. Nella prima vengono illustrate le terminologie, i concetti e le regole di base delle logiche Etpl; nella seconda sono illustrati i percorsi dal basso avviati dai gruppi di lavoro; nella terza, si forniscono informazioni sui percorsi dall’alto attuati nella Guardia di Finanza, il Garante della privacy e il Comune di Tivoli.

Tutti gli atti e documenti vengono pubblicati nel sito www.italiatrasparente.it: istanze di accesso civico generalizzato presentate, dati numerici pervenuti dalle pubbliche amministrazioni, provvedimenti di diniego opposti, istanze di riesame inviate ai responsabili della trasparenza, corrispondenza intermedia, report valutativi redatti dai gruppi di lavoro, atti di dialogo cooperativo, atti di partecipazione degli stakeholder territoriali alle fasi della determinazione degli obiettivi e della valutazione dei risultati raggiunti, ricorsi TAR e Consiglio di Stato e relative sentenze.

Con piena libertà, per chiunque lo voglia, di trarne spunto.